I reclami sulla fodera non arrivano in produzione, arrivano in negozio.
I problemi di abrasione non emergono quasi mai durante il controllo qualità in uscita dalla fabbrica: il materiale è integro, la lavorazione è corretta, il prodotto supera l’ispezione visiva. Il cedimento arriva dopo qualche settimana o mese di utilizzo, quando la scarpa è già stata venduta e indossata. A quel punto il danno non è solo tecnico: è un reso da gestire e un cliente insoddisfatto.
L’abrasione è un fenomeno cumulativo: ogni passo imprime sul materiale interno un micro-ciclo di attrito localizzato sui punti di pressione, che sono tallone, punta, e malleolo. Passo dopo passo degrada il materiale e comporta un cedimento delle fibre.
La prova Martindale secondo ISO 17704 serve ad anticipare in laboratorio ciò che il mercato scopre troppo tardi. Non è una simulazione fedele dell’uso, come nessun test di fatto lo è, ma è una misura standardizzata, ripetibile e comparabile, capace di discriminare in anticipo tra materiali che in fase di selezione sembrerebbero equivalenti. E vale tanto per le fodere interne quanto per le superfici a vista, ad esempio i rivestimenti interni dei sandali, i gambetti esposti, dove al cedimento strutturale si aggiunge il degrado estetico visibile, che la norma valuta con criteri distinti e che non tutti i capitolati qualità presidiamo con la stessa attenzione.
Tre rischi che un capitolato senza dati non copre
Quando il problema diventa visibile il lotto è già distribuito. Le ricadute operative per un brand si articolano su tre livelli distinti.
Il primo rischio è economico: resi, sostituzioni, gestione extracontrattuale delle non conformità.
Il secondo è commerciale: un difetto che emerge in stagione danneggia il rapporto con la distribuzione in modo che non si recupera con la stagione successiva.
Il terzo è regolatorio: nei mercati in cui la resistenza all’abrasione è requisito di conformità, ad esempio per calzature da lavoro sotto EN ISO 20347 o alcune categorie di export verso mercati regolamentati, l’assenza di documentazione tecnica equivale a un’esposizione che nessun audit di sistema copre da solo.
Metodologia: dal ciclo al dato
La macchina Martindale replica l’attrito in modo diverso da qualsiasi test lineare: il porta-provino si muove descrivendo una curva di Lissajous, una figura chiusa che non si ripete mai uguale a se stessa. È la differenza tra strofinare sempre nello stesso verso e strofinare come fa davvero un piede: in modo imprevedibile, multidirezionale, cumulativo.
Il campione viene fissato su un porta-provino piano e messo a contatto con un tessuto abradente standardizzato, sotto un carico predefinito. La macchina conta i cicli; il tecnico valuta il campione a intervalli prestabiliti, applicando il criterio di lettura appropriato al componente in esame.
Per le fodere interne e i sottopiedi si usa il criterio di rottura: il test si interrompe quando si forma il primo foro passante, o quando due o più fili dello strato superficiale cedono in modo visibile. Il risultato è il numero di cicli completati.
Per le tomaie e le superfici a vista, quali rivestimenti interni di sandali, gambetti esposti, entra in gioco il criterio di valutazione estetica: il campione viene confrontato a intervalli regolari con scale di riferimento standardizzate per rilevare alterazioni superficiali che non compromettono la struttura ma degradano la percezione del prodotto. Qui il “fallimento” non è si misura con un valore numerico ma attraverso un giudizio qualificato, che richiede operatori addestrati e condizioni di osservazione controllate.
Attrezzatura: la macchina giusta non basta
In laboratorio, la disponibilità di una macchina non garantisce automaticamente l’accuratezza dell’output. Il test Martindale si basa su un’apparecchiatura collaudata e standardizzata, eppure l’affidabilità della prova dipende interamente dai protocolli di controllo che la governano.
- Accuratezza del carico: la ISO 17704 impone per la calzatura un carico specifico e un errore molto comune nei laboratori non specializzati è testare i campioni utilizzando un carico sbagliato. Questo scostamento invalida l’intero test.
- Un altro aspetto fondamentale è il fissaggio del campione: se la tensione di montaggio non è uniforme ha un impatto significativo sulla qualità del dato.
Un elemento che non può essere trascurato è la valutazione finale della prova Martindale che ha una natura intrinsecamente soggettiva. Per quanto la meccanica sia precisa, è la competenza del tecnico di laboratorio a fare la differenza, infatti la soggettività si trasforma in un dato oggettivo e inattaccabile, solo quando la lettura è eseguita da personale qualificato, le cui competenze vengono regolarmente validate tramite panel test e con la partecipazione a circuiti interlaboratorio.
Standard di riferimento
I dati prodotti hanno valore solo fanno riferimento a un quadro normativo condiviso. Per la calzatura non c’è un’unica norma, ma vari documenti con funzioni diverse, di cui è fondamentale conoscere la gerarchia per costruire o aggiornare un capitolato.
Al centro c’è ISO 17704, calzature , metodi di prova per tomaie, fodere e sottopiedi di pulizia, determinazione della resistenza all’abrasione. La norma di metodo specifica per la calzatura, che definisce le condizioni operative differenziate per tomaia, fodera e sottopiede e richiama la ISO 12947-1 per le specifiche costruttive della macchina. È il documento che governa come si esegue la prova.
Separato dal metodo, c’è il tema dei requisiti: a quali valori il materiale deve arrivare per essere accettabile. Per la calzatura civile, il riferimento sono le specifiche tecniche ISO/TS 20952, calzature, requisiti per i materiali della tomaia e ISO/TS 20953, calzature, requisiti per i materiali della fodera e della soletta, che coprono rispettivamente i materiali di tomaia e quelli di fodera e sottopiede. Le specifiche tecniche ISO/TS non hanno carattere cogente, ma rappresentano il consenso tecnico internazionale più aggiornato per la calzatura non da lavoro, e nei capitolati dei brand strutturati vengono trattate come riferimento operativo a tutti gli effetti.
Per la calzatura da lavoro e di protezione la EN ISO 20345 e EN ISO 20347 definiscono soglie minime vincolanti per i materiali interni in funzione della categoria di rischio. In questo contesto, la resistenza all’abrasione è un requisito di conformità la cui assenza espone il prodotto a non conformità certificative.
Applicazioni e scenari d’uso: tre ragioni per testare anche senza obbligo
Il test Martindale è obbligatorio per alcuni contesti e sono più numerosi di quanto si pensi: oltre alle categorie regolamentate già coperte dagli standard EN ISO, rientrano in questa categoria anche le esportazioni verso alcune regioni del Medio Oriente, dove la documentazione tecnica di performance è un requisito di accesso alla distribuzione anche per calzatura civile.
Ma “facoltativo” non significa “irrilevante”: quando un dato di abrasione certificato vale più di qualsiasi valutazione soggettiva?
La prima è la sostanziazione dei claim. “Fodera ultraresistente”, “durata garantita”, “materiali tecnici ad alta performance”: affermazioni che compaiono regolarmente nelle schede prodotto. Senza dati di laboratorio alle spalle, sono affermazioni contestabili dalle autorità di vigilanza sui mercati europei e nordamericani, dove il tema della substantiation dei claim di prodotto è diventato centrale. Un valore Martindale certificato trasforma un’affermazione qualitativa in un’evidenza quantificata.
La seconda è il controllo dei fornitori. Quando si gestisce un panel di fornitori di fodere, sottopiedi o materiali di tomaia, la resistenza all’abrasione è uno dei pochi parametri che permette un confronto diretto e oggettivo tra materiali con strutture molto diverse.
La terza è la durabilità documentata per il PEFCR. Il Product Environmental Footprint Category Rules for Footwear, ancora in fase di adozione definitiva, costruisce il calcolo dell’impronta ambientale di prodotto attorno alla vita utile dichiarata. I test di resistenza all’abrasione sono tra le evidenze tecniche su cui si fonda quella dichiarazione.
Quanto vale, per il brand, non sapere come si comporta la fodera dopo tre mesi d’uso?
La resistenza all’abrasione dei materiali interni ed esterni è un parametro misurabile, confrontabile, inseribile nel capitolato. Non richiede di ripensare l’intera struttura del controllo qualità: richiede di decidere a quale stadio del processo quel dato deve essere disponibile, e di costruire il protocollo di conseguenza. Con il PEFCR Footwear che avanza e i mercati export sempre più esigenti sulla documentazione tecnica, quella decisione conviene prenderla prima che qualcun altro la prenda al posto vostro.
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