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Step by Step: invecchiamento accelerato

Nel ciclo di vita di una calzatura, la durabilità non si misura solo in chilometri percorsi, ma anche nella capacità di resistere al fattore tempo e alle aggressioni ambientali. Spesso, le criticità maggiori non emergono dall’usura meccanica, ma da processi chimico-fisici silenziosi che degradano i materiali durante lo stoccaggio o il trasporto. 

Per mitigare questi rischi, il nostro laboratorio adotta la tecnica dell’invecchiamento accelerato. Utilizzando camere climatiche avanzate, sottoponiamo il prodotto finito a condizioni di stress termo-igrometrico controllato. Tuttavia, è fondamentale premettere che non esiste un unico standard universale: le condizioni di prova (temperatura e umidità) vengono modulate specificamente in base allo scopo dell’analisi e al tipo di materiale sotto esame. 

 

Un Modello Predittivo, non una “Sfera di Cristallo” 

Un aspetto cruciale da comprendere è che la relazione tra il tempo di test in laboratorio e il tempo reale di invecchiamento non è lineare né garantita da una formula matematica assoluta. Sebbene esistano stime consolidate (basate spesso sulla legge di Arrhenius, secondo cui la velocità di reazione chimica aumenta con la temperatura), non è sempre possibile stabilire una corrispondenza esatta tra ore di test e mesi di vita reale. 

L’invecchiamento naturale, infatti, include variabili complesse come l’esposizione ai raggi UV, l’ozono e le fluttuazioni termiche giornaliere, che una camera climatica a condizioni costanti non replica. Il test va quindi inteso come uno stress-test comparativo: uno strumento potente per evidenziare debolezze latenti e validare la qualità dei processi rispetto a uno standard di riferimento, piuttosto che una previsione temporale infallibile. 

 

Scenari di Test: Adattare le Condizioni all’Obiettivo 

A seconda che si voglia simulare un viaggio in nave o la tenuta chimica di una suola, variamo i parametri per sollecitare la calzatura in modi differenti. 

  • L’Obiettivo Logistico: La Simulazione di Trasporto. Quando lo scopo è garantire che la merce sopravviva a settimane di spedizione in container, ci concentriamo sullo shock termico. In questo scenario, impostiamo la camera a60°C con un’umidità dell’85% per cicli brevi (tipicamente 48-96 ore). Qui non cerchiamo di simulare anni di vita, ma di replicare l’effetto “serra” del container, verificando che il calore non riattivi impropriamente i collanti (causando scollamenti) e che l’umidità non generi fioriture saline o ossidazioni sulle minuterie metalliche.

 

  • L’Obiettivo Chimico: La Resistenza all’Idrolisi. Se invece il focus è la stabilità di unasuola in Poliuretano (PU), materiale soggetto a disgregazione chimica, le condizioni diventano più severe. Seguendo i principi della norma ISO 20344, innalziamo la temperatura a 70°C e portiamo l’umidità quasi a saturazione (95-100%) per un periodo esteso di 7 giorni. In questo contesto specifico, si accetta convenzionalmente che il superamento del test indichi una buona aspettativa di vita del prodotto (shelf-life), escludendo il rischio di sbriciolamento della suola nel medio periodo. 

 

  • L’Obiettivo Ambientale: Il Clima Tropicale. Per calzature destinate a mercati equatoriali o per verificare la stabilità generale di pelli e tessuti, adottiamo parametri intermedi (50°Ce 90% U.R.). Questo setup, ispirato alle metodologie per il cuoio (ISO 17228), serve a valutare come l’intera struttura reagisce a un ambiente caldo-umido costante, monitorando viraggi di colore, migrazioni di pigmenti o deformazioni dei materiali naturali. 

 

Il Rigore della Procedura 

Indipendentemente dallo scopo, la validità del dato dipende dalla metodologia. Ogni sessione inizia con la misurazione delle proprietà fisiche del campione nuovo e si conclude con una fase imprescindibile di ricondizionamento: le calzature vengono riportate gradualmente a temperatura ambiente e lasciate riposare per 24 ore prima delle analisi finali (come il test di distacco suola-tomaia secondo ISO 17708). Questo passaggio elimina le distorsioni dovute al calore residuo, offrendo ai produttori un quadro tecnico affidabile per prendere decisioni consapevoli sui materiali e sui processi. 

 

L’invecchiamento accelerato è uno strumento potente, ma va maneggiato con rigore scientifico. È fondamentale evitare la tentazione di innalzare drasticamente le temperature per accorciare i tempi: superare le soglie termiche dei polimeri (EVA, PU, collanti) rischia di innescare cambiamenti di stato irreali, come rammollimenti o fusioni. In quel caso, si finirebbe per “cuocere” il prodotto anziché invecchiarlo, ottenendo dati falsati che non rappresentano la reale durabilità della scarpa. 

Non esiste un protocollo “taglia unica”: ogni materiale e ogni destinazione d’uso richiedono parametri specifici per ottenere risposte significative. 

 

Devi validare una nuova suola eco-friendly, simulare una spedizione critica via mare o definire lo standard di qualità per i tuoi fornitori? Contattaci per studiare insieme il protocollo di invecchiamento più adatto alle tue esigenze. 

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