L’ESPR (Reg. UE 2024/1781) sta aggiornando in modo sostanziale le regole europee su sostenibilità e circolarità dei prodotti. Per tessile e calzature significa tre cose molto concrete: requisiti tecnici che arriveranno tramite atti delegati dedicati alle categorie di prodotto, un Digital Product Passport (DPP) che renderà disponibili dati machine-readable lungo il ciclo di vita e un divieto di distruzione dell’invenduto per abbigliamento, accessori e calzature (dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese e dal 19 luglio 2030 per le medie; micro e piccole al momento esentate, con eccezioni circoscritte e documentate).
In pratica, l’ESPR sposta il baricentro della moda su dati affidabili, processi ripetibili e progettazione orientata alla durata. Il DPP funzionerà come una “carta d’identità digitale” collegata a un identificatore univoco e a un data carrier (es. QR/NFC), con accessi differenziati: il consumatore vede composizione, istruzioni e claim; riparatori e ricondizionatori consultano manuali e ricambi; marketplace e distributori verificano disponibilità e pre-sale; autorità e dogane controllano validità e conformità; i riciclatori accedono a schede materiali e istruzioni di disassemblaggio. Per essere pronti serviranno anagrafiche materiali e siti di filiera, tracciabilità di fornitori/stabilimenti, dataset strutturati e integrabili con ERP/PLM, oltre a evidenze verificabili.
Un punto chiave sarà la durabilità: non basterà dichiararla, ma andrà descritta in modo trasparente e confrontabile indicando indicatori, metodi (ISO/EN), unità/parametri, risultati e tracciabilità rispetto a un campione rappresentativo (modello/lotto), con esiti rispetto a soglie e specifiche che saranno definite dagli atti delegati. In parallelo, le aziende dovranno attrezzarsi sulla gestione dell’invenduto: policy di non distruzione, canali alternativi credibili (donazione, re-commerce, ricondizionamento, riciclo) e un flusso dati tracciabile per la disclosure annuale.
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