Dal 19 Luglio 2026 vietata la distruzione di abbigliamento e calzature invenduti nell’UE.

L’ESPR entra nella sua fase più concreta: alle grandi imprese non è più permesso distruggere abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Ecco cosa cambia, chi è coinvolto e quali deroghe restano ammesse. 

Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese operanti nell’UE non possono più distruggere abbigliamento, accessori e calzature invenduti. È la prima misura concreta dell’ESPR, il regolamento che ridisegna l’ecodesign dei prodotti europei, e riguarda gli operatori economici che producono, importano, distribuiscono o commercializzano tali prodotti nel mercato dell’UE. 

Per decenni, distruggere lo stock invenduto è stato per il settore moda una soluzione più semplice, e spesso più economica, che gestirlo. 

Il contesto normativo 

L’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è in vigore dal 18 luglio 2024 e sostituisce la precedente Direttiva Ecodesign del 2009, ampliandone il perimetro ben oltre i prodotti energetici.
Introduce due meccanismi distinti:
 

  • Articolo 24: obbligo di pubblicare annualmente informazioni sui prodotti di consumo invenduti eliminati, indicando quantità, motivazioni e destinazione dei prodotti. 
  • Articolo 25: possibilità di vietare la distruzione di specifiche categorie di prodotti invenduti. 
     

A febbraio 2026 la Commissione ha adottato i due atti attuativi, un atto delegato sulle deroghe e un atto di esecuzione sul formato di rendicontazione, che rendono operativo il divieto per il per abbigliamento e calzature invenduti. 

 

Cosa cambia, e da quando 

Tipologia di impresa 
Obbligo dal 
Grandi imprese 
19 luglio 2026 
Medie imprese (50-249 dipendenti, fatturato ≤ 50 mln €)  
2030  
Micro e piccole imprese 
Escluse  


Al posto dello scarto, le imprese devono dare priorità, in ordine, a
rivendita o donazione, riparazione o restauro, rifabbricazione in nuovi prodotti. 

Definizione. Per distruzione si intende lo scarto o il danneggiamento intenzionale di un prodotto mai utilizzato per lo scopo previsto, inclusi incenerimento e, in alcuni casi, riciclo per frantumazione o smontaggio. 

 

Le deroghe ammesse e gli obblighi  

Il divieto non è assoluto. L’atto delegato di febbraio 2026 ammette la distruzione tra cui: 

  • prodotti pericolosi o non conformi alle norme di sicurezza; 
  • prodotti danneggiati in modo irreversibile durante trasporto o stoccaggio. 
     

Chi si avvale di una deroga deve poter documentare le condizioni che ne giustificano l’applicazione e garantire la tracciabilità della successiva gestione del prodotto come rifiuto: la tracciabilità della decisione è parte del processo, non una nota a margine.   

Il formato standardizzato per la rendicontazione si applicherà dal febbraio 2027, ma la raccolta dei dati è già attiva per le grandi imprese dal primo esercizio successivo all’entrata in vigore dell’ESPR. La finestra utile per organizzarsi è quindi più stretta di quanto sembri. 

 

L’impatto ambientale della distruzione 

Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), tra il 4% e il 9% di tutti i tessili immessi sul mercato UE viene distrutto prima dell’uso: 264.000-594.000 tonnellate l’anno. 

  • Tasso medio di reso per l’abbigliamento online: 20%, di cui circa un terzo finisce distrutto. 
  • Quota media di invenduto: 21% dello stock, di cui circa un quinto viene distrutto. 
  • Impatto climatico stimato: fino a 5,6 milioni di tonnellate CO2eq/anno, oltre un milione di auto a benzina in un anno. 

Il tessile è la prima categoria coinvolta: l’ESPR consente alla Commissione di estendere lo stesso principio ad altri settori. 

Il nostro supporto  

Le aziende che si adeguano per prime non si limitano a evitare sanzioni: ripensano la gestione di scorte, resi e supply chain in ottica circolare un fattore già competitivo, mentre consumatori e mercati guardano con più attenzione alla sostenibilità dei prodotti. 

Un cambiamento come questo tocca i processi che seguiamo ogni giorno insieme ai nostri clienti: dalla documentazione tecnica alla gestione della compliance, fino al supporto su normative e standard di settore.   

Se la vostra azienda si sta interrogando su come adeguarsi a questo nuovo scenario, siamo a disposizione per una valutazione. 

Approfondimenti.

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